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Iniziativa 40 anni dalla cacciata di Lama


A 40 anni dalla cacciata di Lama alla Sapienza, un confronto con i protagonisti del Movimento 77 Sono passati 40 anni dalla cacciata di Lama dalla Sapienza eppure molte questioni rimangono aperte e diverse similitudini caratterizzano i nostri giorni. L’elevata disoccupazione, la crisi economica, la precarietà giovanile e il rifiuto diffuso di una sinistra che oggi è arrivata al suo minimo storico. Una lotta per l’autonomia iniziata negli anni 70 e mai finita. Il Movimento 77 a Roma 40 anni fa, già si affacciava ad un soggetto di riferimento che non era più l’operaio massa delle fabbriche ma quell’operaio sociale che attraversava le università, le scuole ,le borgate e l'intero territorio metropolitano: le lotte per la casa, le autoriduzioni delle bollette, dell'affitto e dei trasporti, le spese proletarie, il rifiuto dell'energia padrona in primis quella nucleare, il contrasto ai covi del lavoro nero, le esperienze dei Comitati Autonomi Operai a partire dai collettivi del Policlinico, dell’Enel e dai comitati di quartiere , la messa in discussione del concetto e dei costi della salute, la centralità del lavoro di riproduzione delle donne e del ruolo di subordinazione alla società patriarcale. Un enorme fetta del proletariato giovanile metropolitano ha concentrato in quell’anno enormi discussioni, scontri di piazza ed eventi, che ponevano al centro la rivendicazione del rifiuto del lavoro e la messa in discussione delle sfere produttive tanto di quelle riproduttive della vita. Dibattiti e pratiche che stavano all’interno del Movimento, all’interno delle relazioni tra compagni e compagne e che sono riuscite a diffondersi all’intera società. Tante battaglie vinte ma tante questioni che rimangono aperte tutt’ora. Con la crisi del 2008, infatti, si riaffacciano prepotentemente nuove problematiche e nodi da sciogliere. Migliaia di giovani, come allora, in questi anni hanno attraversato le mobilitazioni studentesche gridando forte e chiaro il rifiuto di pagare la crisi attraverso la messa in campo delle politiche di austerity che, tra il 2008 e il 2010, hanno riguardato sia i tagli al fondo di finanziamento ordinario destinato alle università, quanto lo smantellamento sistematico delle tutele e dei diritti dei lavoratori: il jobs act, lo sblocca italia, la buona scuola, ricordano il discorso all’Eur di Lama “sulla politica dei sacrifici” e la progressiva battaglia dei governi contro lo Statuto dei lavoratori e la scala mobile. E ancora, le centinaia di sfratti e l’emergenza abitativa sono state in questi anni campo di battaglia per la messa in discussione dell’intera gestione della città. Il debito del comune di Roma continua a ricadere sulle spalle di tutti noi come ricatto e come crisi continua delle amministrazioni, che vedono esplodere nelle proprie mani le contraddizioni di un sistema basato sulla corruzione e la sola gestione delle emergenze.


Il No al governo Renzi e al referendum costituzionale, ha significato un enorme rifiuto nei confronti della classe dirigente e di tutte le politiche di sacrifici messe in campo in questo in anni, l'assenza di fiducia riposta nel partito di governo in un cambiamento di tipo sistemico. Un No soprattutto govanile ma che stenta a tradursi in pratiche reali di ribellione, tanto quanto di costruzione esperienze che possano mettere in campo strumenti e pratiche di autorganizzazione e lotta. Oggi come allora serve interrogarsi sui compartamenti e le forme di espressione di un proletariato giovanile metropolitano per niente scontati, che se da un lato delega al voto la rabbia nei confronti delle proprie condizioni materiali, dall’altro esprime un conflitto a livello orizzontale nei confronti dei propri simili piuttosto che direzionarlo verso il potere. Una realtà ambivalente su cui è difficile costruire delle ricette preconfezionate senza interrogare direttamente la composizione sociale a cui ci riferiamo. Dentro la crisi di lungo periodo e la finanziarizzazione del capitale,interrogarsi sul ruolo dei militanti nella metropoli risulta essere una prerogativa. Interrogarsi sulla composizione sociale e le forme della sua organizzazione vuol dire interrogarsi sulla possibilità dell’esistenza o meno di una dialettica tra le classi ancor prima di dichiararla defunta. Ripercorrere dopo 40 anni il dibattito e le tappe del Movimento 77 attraverso il confronto con i suoi protagonisti, può essere un processo utile per porsi le domande giuste atte a sfidare al meglio un presente ambivalente e ricco di contraddizioni. Per questo motivo ci sembra necessario partire dalla cacciata di Lama alla Sapienza il 17 febbraio 1977 , “un giorno che è valso anni “, un giorno in cui si è concretizzata la potenza di una generazione che è stata in grado di mettere in discussione il “governo del compromesso storico” e con esso il PCI e la CGIL come strumenti di nemicità nei confronti di un processo rivoluzionario, rimasto incompiuto e che a distanza di tanti anni mantiene tutto il suo portato di cesura epocale. Ne parliamo con: Vincenzo Miliucci Bruno Papale Giorgio Ferrari Daniele Pifano Graziella Bastelli Tano D'Amico Pablo Echaurren

E' possibile trovare i video dell'iniziativa al seguente link

Interviste e Iniziative

40 anni dalla cacciata di Lama

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6, 7, 8, 9, 10,11

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